La formazione sull’intelligenza artificiale cambia due volte: l’Europa alleggerisce l’obbligo dell’AI Act, l’Italia la porta dentro la sicurezza sul lavoro. Cosa deve fare oggi una piccola o media impresa.
In breve
- L’articolo 4 dell’AI Act, che dal febbraio 2025 chiede alle imprese di formare il personale sull’intelligenza artificiale, è stato riscritto: l’obbligo resta, ma non richiede più di garantire un livello minimo di competenze per ogni persona.
- In Italia, dal 23 ottobre 2026 è in vigore il decreto legislativo 179/2026: chi usa sistemi di AI che incidono sull’organizzazione del lavoro deve considerarli nella valutazione dei rischi e formare i lavoratori sui rischi specifici.
- Il risultato, per una PMI, è che la formazione sull’AI non è più solo una questione di competenze digitali: diventa parte della gestione della sicurezza e dell’organizzazione del lavoro.
Cosa diceva l’AI Act
Dal 2 febbraio 2025 l’articolo 4 del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) chiede a chi sviluppa e a chi usa sistemi di AI di occuparsi delle competenze del proprio personale. Nella prima versione, le imprese dovevano adottare misure per garantire, nella misura del possibile, un livello sufficiente di alfabetizzazione sull’AI di chi usa questi strumenti per lavoro.
Era un obbligo ampio: valeva per qualsiasi sistema di AI, dal software di selezione del personale all’assistente usato per scrivere un’email, indipendentemente dal livello di rischio.
Cosa è cambiato in Europa
Con il Regolamento (UE) 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026, l’articolo 4 è stato riscritto. Oggi le imprese devono adottare misure per sostenere lo sviluppo delle competenze sull’AI del proprio personale, e il testo chiarisce che questo non significa garantire un livello specifico di competenze per ciascuna persona. Commissione europea e Stati membri, a loro volta, devono sostenere le imprese in questo compito, con un’attenzione particolare alle PMI.
L’obbligo quindi resta, ma è più flessibile: conta che l’azienda si sia organizzata e possa dimostrarlo, non il risultato individuale di ogni dipendente.
Cosa è cambiato in Italia
Il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre e in vigore dal 23 ottobre, adegua le norme italiane all’AI Act. Per le imprese, due articoli contano più degli altri.
L’articolo 42 collega l’AI alla salute e sicurezza sul lavoro:
- quando l’uso di un sistema di AI incide sull’organizzazione del lavoro, sui ritmi, sulle modalità con cui si svolge il lavoro o su decisioni che riguardano la sicurezza, va considerato nella valutazione dei rischi prevista dal decreto legislativo 81/2008;
- il datore di lavoro deve assicurare ai lavoratori informazione e formazione adeguate sui rischi specifici dell’uso dei sistemi di AI e sulle misure di prevenzione e protezione adottate.
L’articolo 41 riguarda le decisioni sul rapporto di lavoro. Se un’azienda usa sistemi di AI per assunzioni, valutazioni, modifiche del rapporto o provvedimenti disciplinari, la decisione finale deve restare a una persona con un potere effettivo di decidere. Il lavoratore va informato e, se lo chiede, ha diritto a una motivazione comprensibile. Le decisioni prese in violazione di queste regole sono nulle.
Formazione sull’intelligenza artificiale: cosa deve fare in pratica una PMI
- Sapere quali strumenti di AI si usano davvero. Non solo quelli acquistati dall’azienda, ma anche quelli che i collaboratori usano di propria iniziativa. Senza questo quadro, non si può valutare nessun rischio.
- Capire quali incidono sull’organizzazione del lavoro. Un sistema che assegna turni, misura i tempi, smista le richieste dei clienti o suggerisce decisioni sul personale va portato all’attenzione del responsabile della sicurezza e considerato nella valutazione dei rischi.
- Organizzare una formazione per ruolo. Chi usa gli strumenti ogni giorno, chi li sceglie e chi prende decisioni sulle persone ha bisogno di contenuti diversi: rischi, limiti degli strumenti, dati che non vanno inseriti, cosa fare quando qualcosa non torna.
- Rivedere i processi del personale. Se l’AI interviene in selezione o valutazione, la decisione finale deve essere di una persona, e il lavoratore va informato.
- Tenere la documentazione. Programmi, partecipanti, date, aggiornamenti: è ciò che permette di dimostrare di aver adottato misure adeguate, sia per l’AI Act sia per la sicurezza sul lavoro.
Un obbligo più leggero, ma non meno lavoro
L’alleggerimento europeo potrebbe far pensare che la formazione sull’AI sia diventata un tema secondario. In Italia è vero il contrario: con il decreto 179/2026 entra in un ambito che le aziende conoscono bene, quello della sicurezza sul lavoro, con la valutazione dei rischi e la formazione dei lavoratori. Il modo più semplice per affrontarla è inserirla in quello che l’azienda già fa, invece di trattarla come un adempimento a parte.
Come può aiutare Lekton.AI
Nei percorsi di AI Governance di Lekton.AI la formazione è organizzata per ruolo, parte da una ricognizione degli strumenti effettivamente in uso e resta documentata, così da poterla mostrare in caso di verifica. Per un primo controllo è disponibile anche una checklist gratuita di 10 domande sull’uso dell’AI in azienda: si può richiedere scrivendo a gianlucag@lekton.ai.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale. Testi di riferimento: Regolamento (UE) 2024/1689 come modificato dal Regolamento (UE) 2026/1744; decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179.
Articolo elaborato con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale; contenuti verificati e responsabilità editoriale di Lekton.AI.


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